25 Gennaio 2022

La svolta naturalistica degli italiani ma c’è un ma…

Nel mondo mediterraneo le più antiche informazioni sull’uso di piante come farmaci sono
legate agli Egizi. È nella Grecia classica che però nasce “l’arte del guarire” vera e propria.
Un filo fatto di conoscenze sempre più precise e capacità di cura crescente tiene assieme
il V secolo a.C. del greco Ippocrate e il I secolo d.C. del romano Dioscoride che nei suoi
trattati pone le basi organiche della fitoterapia. Per tramandare il sapere e riconoscere le
diverse specie nasce l’esigenza di illustrare le piante da utilizzare: prendono vita i primi
erbolari che, assieme ai trattati, permisero il passaggio delle conoscenze dal Medioevo al
Rinascimento.
Il maggior produttore mondiale di piante officinali nel mondo è l’India, che gioca un ruolo
primario in moltissime produzioni, seguita dalla Cina. Altri paesi importanti dal punto di
vista quantitativo sono la Nigeria, l’Argentina, il Brasile, l’Indonesia e Turchia. A livello
europeo, le nazioni più forti sono la Bulgaria e la Germania. La coltivazione delle piante
officinali presenta una forte specializzazione in quanto alcune tipologie sono concentrate
in paesi specifici. Ovviamente, ogni pianta ha delle caratteristiche biologiche che rende la
sua produzione più facile in alcuni paesi piuttosto che altri.
In Italia, sono quasi 300 le piante officinali utilizzate che – come emerge da una analisi
condotta dalla Coldiretti – grazie alle particolari proprietà vengono impiegate per scopi
erboristici, farmaceutici, cosmetici, liquoristici, culinari, per la preparazione di prodotti per
la profumeria, per l’industria dolciaria, infusi, per la difesa delle colture, per l’igiene della
persona, della casa o per l’ottenimento di oli essenziali o tinture per l’abbigliamento.
Secondo i dati riportati nel Piano di settore delle piante officinali realizzato dal Ministero
delle Politiche Agricole, sono circa tremila le aziende agricole italiane impegnate con una
superficie coltivata a piante aromatiche, medicinali e da condimento di oltre 7mila ettari
che coprono, però, appena il 30% del fabbisogno nazionale mentre il restante 70% viene
soddisfatto dall’estero. Le potenzialità di questo settore in Italia sono notevoli, con la
produzione nazionale che potrebbe più che raddoppiare con rilevanti effetti
sull’occupazione e sull’indotto, limitando la dipendenza dall’estero a quelle piante esotiche
che per condizioni climatiche e ambientali non sono realizzabili in Italia. Attualmente, circa
¼ delle erbe officinali utilizzate dall’Italia provengono dalla Cina.
Si tratta, però, di prodotti che spesso non rispettano gli stessi standard di sicurezza
alimentare e ambientale vigenti in Italia, come dimostra il fatto che Pechino è ai vertici
mondiali per allarmi alimentari secondo l’analisi del sistema di allerta rapido europeo
(RASSF).

Sarebbe auspicale, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei
rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita
sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, i diritti dei
lavoratori e la salute.
Per combattere la concorrenza sleale e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto
consapevoli, occorrerebbe rendere obbligatoria anche l’etichettatura di origine dei prodotti
officinali
, in modo tale che i consumatori possano fare i propri acquisti con consapevolezza
scegliendo eventualmente, anche in questo caso, prodotti la cui filiera sia italiana, tracciata
e garantita.
Questo tema è di fondamentale importanza se si pensa che sempre più persone orientano
i propri acquisti verso “soluzioni naturali” sia per scopi estetici sia terapeutici (ad es.
prodotti a base di erbe o dei loro estratti, tisane, integratori, cosmetici), con l’idea di trarre
beneficio per la propria salute. Invece, proprio la salute potrebbe essere messa a rischio a
causa dell’utilizzo di prodotti le cui materie prime non sono correttamente tracciate e
controllate e/o addirittura contaminate da pesticidi o metalli pesanti.
Quando acquistate una tisana sfusa in erboristeria oppure le tisane in busta al
supermercato conoscete da quale Paese provengono le piante??
Nel 90% dei casi non lo sapete e difficilmente riuscirete a saperlo.
Perciò, anche quando spendete poco per una tisana, pensando di farvi del bene, ponetevi
una domanda…e quando incontrate un produttore italiano che coltiva e trasforma le
sue piante e, soprattutto, vi garantisce materie prime sicure e tracciabilità del
prodotto, ponetevi la domanda se anche con un prezzo leggermente più alto, quel
prodotto possa rappresentare per voi una garanzia del fatto che sia un prodotto
sano
, pulito e giusto!!!

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